Dopo il terremoto, un attentato durante una messa cattolica: cosa succede nelle Filippine?

Per le filippine è un periodo molto difficile, tra catastrofi naturali e terrorismo

Tra sabato e domenica due eventi drammatici hanno colpito le Filippine. In particolare modo la parte meridionale del Paese. Prima il 2 dicembre una forte scossa di terremoto ha colpito le isole di Surigao del Sur e Davao, estendendosi a quelle di Province e di Mindanao. Nella giornata del 3 dicembre invece un attentato ha colpito una chiesa cattolica proprio a Mindanao. Decine di feriti e quattro morti nell’esplosione. Lo Stato Islamico ha rivendicato l’attacco.

Il violento terremoto delle Filippine e l’allerta tsunami

Durante la serata di sabato alle 22:37 ora locale, un terremoto di magnitudo 7,6 è stato avvertito in tutte le isole meridionali delle Filippine, quando in Italia erano le 15:37. La scossa ha avuto epicentro proprio sulla costa, ma una profondità di circa 33 chilometri. Non ci sono al momento notizie di morti, mentre sarebbero molteplici i feriti e i danni alle strutture.

Le Filippine sono uno Stato insulare del Sud Est Asiatico. Si trovano a est dell’Indonesia e della Tailandia e a sud del Giappone. Esattamente come il Paese del Sol Levante, si trovano su una delle faglie più attive del mondo, che causa terremoti di grandissima intensità come quello di sabato.

La profondità dell’ipocentro sembra aver salvato da danni catastrofici e morti le isole, ma l’attenzione delle autorità è ancora molto alta. La ragione è che da quando la prima scossa ha spaventato la popolazione delle isole di Surigao del Sur e Davao, le scosse non si sono fermate fino alla sera di domenica. Si sono verificata una dozzina di altri terremoti, tutti di magnitudo attorno al 6, con picchi a 6,9.

Rovine lasciate dall'ISIS
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Nelle prime ore dopo la prima scossa era stata diramata anche un allerta tsunami. Nonostante l’epicentro del terremoto fosse molto vicino alla costa, l’intensità faceva temere per un’onda anomala che avrebbe potuto colpire le isole vicine. Non solo le Filippine sono entrate in allerta per questa possibile evenienza, ma anche le zone meridionali del Giappone. Alle persone è stato consigliato di abbandonare le aree costiere e rifugiarsi nell’entroterra fino alla fine dell’emergenza. L’allarme è però perso rientrato e la gente ha potuto tornare nelle proprie abitazioni.

L’attentato alla chiesa cattolica e le parole del Papa

Mentre le scosse di assestamento ancora colpivano il sud delle Filippine, un altro evento ha spaventato gli abitanti di Mindanao. Domenica, presso l’università della città di Marawi, in una palestra dove si stava svolgendo una messa di rito cattolico, si è verificata un’esplosione. Stando a quanto riportano i media locali, 42 persone sono rimaste ferite e quattro sono morte. Molti dei partecipanti erano proprio studenti universitari.

Poco dopo l’esplosione è arrivata la rivendicazione dell’ISIS, ancora attivo nella regione come organizzazione terroristica. “I soldati del califfato hanno fatto esplodere un ordigno esplosivo in un grande raduno di cristiani nella città di Marawi” dice il comunicato diffuso dai responsabili attraverso uno dei loro canali Telegram. La presenza dello Stato Islamico nelle Filippine e in particolare a Marawi non è una novità. Durante il 2017 nella città si è combattuta una lunga battaglia, con 5 mesi di scontri tra le forze governative e i ribelli che facevano riferimento proprio all’ISIS.

La battaglia cominciò con un tentativo delle forze militari filippine di catturare Isnilon Hapilon, leader del gruppo Abu Sayyaf, affiliato all’ISIS. L’operazione però fallì anche a causa dell’intervento di un’altra fazione separatista islamica, il gruppo Maute. I terroristi unirono le forze e presero il controllo di diversi edifici nevralgici di Marawi, tra cui proprio l’Università Statale dove è avvenuto l’attentato di domenica. L’esercito cominciò quindi un vero e proprio assedio alla città, con bombardamenti e operazioni di terra che si prolungarono per cinque mesi. La battaglia terminò soltanto dopo che l’esercito era riuscito a uccidere tutti i ribelli.

Il presidente delle Filippine Fedinand Marcos Jr ha commentato quanto accaduto dicendosi costernato per un attacco senza senso. “Condanno nel modo più fermo possibile gli atti senza senso e odiosi perpetrati da terroristi stranieri presso la Mindanao State University e le comunità di Marawi questa domenica mattina presto”. Secondo la ricostruzione del governo, ad essere responsabili di quanto accaduto non sarebbero gruppi di guerriglia locali, ma terroristi provenienti dall’estero.

Papa Francesco saluta la folla
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Anche il Papa, durante l’Angelus pronunciato domenica in Piazza San Pietro, ha voluto dedicare un pensiero a quanto accaduto nelle Filippine. Il suo appello è stato letto da Monsignor Paolo Braida, e recitava: “Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime dell’attentato avvenuto questa mattina nelle Filippine, dove una bomba è esplosa durante la messa. Sono vicino alle famiglie, al popolo di Mindanao, che già tanto ha sofferto”.

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