La storia di Ciro, il primo fossile di dinosauro trovato in Italia: dove vederlo (gratis)

Il cucciolo ha svelato dettagli straordinari sulla vita preistorica. La sua scoperta resta, ancora oggi, una delle più straordinarie al mondo nella storia della paleontologia

Ciro, un cucciolo di dinosauro carnivoro appartenente a una nuova specie chiamata Scipionyx samniticus (artiglio di Scipione che viene dal Sannio), si è rivelato uno dei fossili più importanti nella storia della paleontologia. Questo incredibile reperto ha impressionato il mondo scientifico per l’eccezionale stato di conservazione degli organi interni, rivelando dettagli mai osservati prima in nessun altro dinosauro.

Una conservazione stupefacente

Dopo 110 milioni di anni, i ricercatori sono rimasti stupefatti nel poter osservare le cellule muscolari, i vasi sanguigni, i capillari e persino i batteri presenti nell’intestino di Ciro. Una scoperta che ha permesso di stabilire che alcuni dinosauri erano omeotermi, cioè a sangue caldo, simili agli uccelli e ai mammiferi. E ha anche confutato la teoria che l’Italia fosse interamente coperta dal mare durante l’era dei dinosauri, dimostrando invece l’esistenza di ampie terre emerse.
Inoltre, un elemento particolarmente sorprendente del fossile di Ciro è la fontanella trovata ancora aperta sul cranio, che ha portato i ricercatori a dedurre che si trattasse di un cucciolo appena uscito dall’uovo. I resti di prede trovati nel suo tubo digerente indicano che Ciro si era appena nutrito di rettili e pesci, molto probabilmente aiutato dai suoi genitori a causa del grado di sminuzzamento delle prede.

Cibo che non fu nemmeno digerito, arrivò la morte dopo pochi giorni di vita…

Si stima che Ciro sia morto pochi giorni dopo la sua nascita, finendo probabilmente in una laguna e venendo seppellito dai fanghi calcarei che lo hanno protetto per milioni di anni. Misurava appena cinquanta cm e gli studiosi ritengono che da adulto non avrebbe superato i due metri di lunghezza, facendo di Ciro un esemplare di dimensioni relativamente ridotte rispetto ad altri carnivori dell’epoca.

Una scoperta che ha permesso ai paleontologi di gettare nuova luce sulla vita dei dinosauri e sulle condizioni ambientali in cui vivevano. Questo straordinario fossile continuerà a essere oggetto di studio e ispirazione per le future generazioni di scienziati, contribuendo ad arricchire la nostra comprensione del passato remoto della Terra.

Chi ha trovato il fossile di dinosauro?

La scoperta di Ciro è stata opera di un cittadino veronese, Giovanni Todesco, che nel 1980 ha rinvenuto il fossile in una cava a Pietraroja, in provincia di Benevento, su una piccola lastra calcarea di 38 per 26 centimetri. Fu però identificato solo tredici anni più tardi, nel 1993, quando Todesco decise di contattare il Museo di Storia Naturale di Milano per mostrare il reperto. Così i paleontologi si adoperarono immediatamente e lo affidarono alla Soprintendenza di Salerno che aveva la competenza territoriale sul sito di rinvenimento. Il 26 marzo 1998, 25 anni fa, Ciro ha fatto la sua apparizione sulla copertina della prestigiosa rivista scientifica Nature.

La copertina della rivista Nature con il fossile del dinosauro Ciro
Immagine | Nature – 20maggiosenzamuri.it

Ma dove si trova ora Ciro? E’ visitabile gratuitamente!

Il fossile di dinosauro è custodito a Benevento presso l’ex Convento di San Felice, in viale degli Atlantici 14/16, sede operativa della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio di Benevento e Caserta.
Ciro, insieme ad una piccola ma importante collezione di altri fossili, tutti rinvenuti nell’area geopaleontologica di Pietraroja sono ammirabili gratuitamente.
Di seguito gli orari di apertura: dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 18.30 e la domenica mattina dalle 9.00 alle 13.00.

Gli organi del dinosauro ricostruiti in 3D

Pochi mesi fa i suoi organi interni sono stati ricostruiti in 3D. Il modello anatomico è stato poi presentato al Museo di Storia Naturale di Milano, nel corso di un incontro che ha coinvolto i paleontologi che hanno studiato il reperto e che, attraverso immagini e video inediti, hanno spiegato che la sua scoperta rappresenta ancora oggi uno spartiacque nell’ambito degli studi sul mondo dei dinosauri. I paleontologi Cristiano Dal Sasso (già primo autore dell’articolo su Nature) e Simone Maganuco, grazie a tecniche innovative come la luce Uv, la Tac e la microscopia elettronica a scansione, hanno scoperto che gli organi sono fossilizzati in modo eccezionale anche a livello cellulare e subcellulare. “Queste fettine virtuali saranno ricomposte al computer per vedere a tutto tondo gli organi di Ciro non più deformati dalla fossilizzazione” ha spiegato Dal Sasso. “Si tratta di un’opportunità unica per comprendere meglio l’anatomia dei dinosauri e studiare in dettaglio come sia avvenuto il passaggio dai rettili agli uccelli”, ha aggiunto Matteo Fabbri, paleontologo italiano che attualmente lavora al Field Museum di Chicago.

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